Trafugati da scavatori clandestini, ceduti ai trafficanti internazionali, inseguiti dagli investigatori in lungo e in largo per il mondo, hanno viaggiato sotto mentite spoglie dall’Europa all’America e poi, una volta privati della propria identità, hanno fatto sfoggio di sé nei più importanti musei del mondo, esposti allo sguardo ammirato di milioni di ignari spettatori. Sono gli Argenti di Morgantina: splendide opere d’arte, testimonianze uniche della cultura e del genio artistico della Magna Grecia. Esposti al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, sono in procinto di rientrare trionfalmente “a casa”, in Sicilia, in quelle terre che circa trent’anni fa sono state deturpate e vilmente saccheggiate dei propri tesori. Il tesoro di Morgantina è uno straordinario complesso di sedici oggetti d’argento del III secolo a.C., tra i pochissimi sopravvissuti della Sicilia ellenistica, il cui nome deriva dall’antica città dove furono trafugati, all’inizio degli anni Ottanta, da un gruppetto di scavatori clandestini. Quella degli argenti di Morgantina è una lunga e affascinante storia che comincia nel 211 avanti Cristo, quando i romani conquistarono la città fondata dai greco-siculi 1800 anni prima. Durante i giorni del saccheggio da parte delle legioni del pretore Marco Cornelio Cetego, uno dei ricchi abitanti della città cerco di mettere in salvo parte dei suoi beni, scavando una buca nel pavimento della sua casa: salvò un servizio da simposio e alcuni oggetti che dovevano avere una funzione sacra, tutti in argento dorato e di magnifica fattura. Il tesoro venne così preservato dai saccheggiatori di allora, e riuscì a passare indenne attraverso i secoli, ma nulla poté contro la determinazione dei trafugatori di oggi che, muniti di nuove tecnologie per l’individuazione di reperti archeologici e facilitati dagli scarsi controlli, hanno devastato e saccheggiato, impuniti per lungo tempo. Una volta trafugato, per il tesoro di Morgantina inizia un lungo viaggio che li porterà molto lontani dalla Sicilia. I tombaroli infatti vendono gli argenti ai trafficanti internazionali per appena mille dollari. E’ solo il primo passo verso un mercato ricchissimo, che annovera tra i suoi maggiori protagonisti il Getty Museum di Los Angeles  e il Metropolitan Museum di New York. Ed è proprio al Met che approdano gli argenti provenienti dalla Sicilia, insieme alla Venere di Morgantina, al Getty, che sarà restituita a gennaio prossimo all’Italia, dopo trattative durate decenni. Malcom Bell III, archeologo americano che da anni dirige gli scavi nel sito siciliano, è arrivato a Roma per l’inaugurazione della mostra: «Tre decenni dopo la sua scoperta clandestina e il suo trafugamento, il tesoro di Morgantina è finalmente tornato in Italia. Si tratta del più importante insieme conosciuto di oreficeria proveniente dalla Sicilia ellenistica, in molti aspetti analogo al famoso tesoro Rothschild da Taranto, anch’esso trafugato. Nelle fonti scritte (Polibio, Tito Livio) leggiamo di importanti opere d’argento nella Siracusa di Ierone II, regnate negli anni 275 – 215 a.C., ora tutte perdute. Dalla Sicilia ellenistica l’unico altro tesoro di argenteria al momento noto è quello di Paternò, ora a Berlino (anch’esso trafugato)». Fu lo studioso a riconoscere nel 1987 per primo i pezzi esposti al Met: «Del ritrovamento clandestino di un notevole tesoro a Morgantina avevo sentito parlare sei anni prima nel paese di Aidone. Le voci specificavano che si trattava di un servizio di argenteria scoperto nel settore occidentale della città antica. Si parlava anche di due corna d’argento, probabile ornamento di un elmo da parata. Tutti questi elementi mi hanno indotto a riconoscere questo tesoro in un gruppo di oggetti esposti al Metropolitan Museum of Art di New York. Tutto corrispondeva e decisi di informare subito le autorità italiane, ma le richieste per la restituzione degli argenti all’epoca non furono ascoltate». Gli oggetti erano stati acquistati dal Metropolitan in due gruppi, nel 1981 e nel 1982, in Svizzera; nel 1984 fu acquistato un ulteriore pezzo, la pisside con coperchio raffigurante un erote. La prima pubblicazione del tesoro, in “The Metropolitan Museum of Art Bulletin” del 1984, ne indica vagamente la provenienza dall’Italia meridionale o dalla Sicilia orientale senza riferimento ad un sito specifico.  Da allora sono stati fatti enormi progressi nella cooperazione internazionale finalizzata ad ostacolare il mercato illegale di reperti e opere d’arte, e finalmente il tesoro di Morgantina può tornare in Italia grazie all’accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano e il Museo statunitense. «Lo considero un atto di giustizia morale, oltre che legale – continua Bell – perché a New York questi oggetti erano apprezzati per la loro bellezza, ma non per la loro affascinante storia». Storia che è stata ricostruita pian piano grazie al grande lavoro svolto dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio culturale che si è avvalso, in alcune fasi dell’indagine, della collaborazione tecnico-scientifica del F.B.I. Federal Bureau of Investigation di New York: «L’indagine è stata molto lunga e si è sviluppata in due direzioni – spiega il Colonnello Luigi Cortellessa, vice comandante del nucleo -. La prima volta ad identificare i responsabili dell’azione criminosa dello scavo clandestino, con particolare attenzione al dove fosse avvenuto: siamo riusciti ad ottenere delle indicazioni particolareggiate ed attendibili che abbiamo poi comuncato al professor Bell per gli approfondimenti scientifici. La seconda tesa a ricostruire, anche con la collaborazione dell’Interpol, il percorso fatto dagli argenti all’estero, per poi arrivare al Metropolitan Museum negli Stati Uniti». Una volta avuta la preziosa indicazione del luogo in cui erano stati trafugati i reperti, gli archeologi hanno ritrovato la casa e ricostruito il pezzo mancante della storia degli argenti di Morgantina. Così è stato dato un nome all’anonimo ricco personaggio che oggi conosciamo grazie a questo estremo atto di protezione dei suoi beni dal saccheggio nemico: Eupolemo, come indica il nome inciso su un piccolo altare e sulla pisside con figura femminile che tiene in braccio un bambino. I due oggetti si possono ammirare accanto a due grandi coppe (mastoi) con piedi a forma di maschere teatrali, che dovevano servire secondo l’uso greco a mescolare il vino con l’acqua e con sostanze aromatiche; alla brocchetta (olpe) e all’attingitoio (kyathos); alle quattro coppe con medaglione sul fondo; alla tazza a due anse (skypos); i due contenitori per profumi ed essenze (pissidi) con coperchio decorato con rilievi figurati. Tra i pezzi pi spettacolari, il medaglione con la raffigurazione di Scilla, la ninfa amata dal dio marino Glauco e trasformata in mostro dalla maga Circe. Al termine dell’esposizione romana, dal 4 giugno prossimo sarà possibile ammirare il tesoro di Morgantina presso il Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas” di Palermo. L’ultima tappa prima del definitivo ritorno a casa.

Antonella Pitrelli

 

 

 

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