Ammirare in diretta il lavoro degli archeologi nella Domus dei Casti Amanti, percorrendo il labirinto di passerelle trasparenti del grande “cantiere-evento”, progettato per il restauro del sito (venuto alla luce nel 1987 e mai visitabile prima d’ora) che deve il suo nome ad un meraviglioso affresco. Rivivere l’atmosfera della domus di Giulio Polibio, il ricco proprietario di una delle più belle case pompeiane che accoglie il visitatore raccontando la sua storia. Si perché, piccolo miracolo della tecnologia, è proprio lui, il liberto diventato ricchissimo, o meglio il suo ologramma, che appare come d’incanto nell’atrio e racconta la sua storia e quella dei suoi familiari, come sono vissuti, e come sono morti. In quelle stanze riccamente decorate gli archeologi, grazie ai calchi di gesso, hanno potuto ricostruire tutto, dai mobili alle tende, il vasellame, i giochi, il giardino. Con tutti i suoi frutti, i fiori, gli odori. E, incredibile, persino i rumori. Sono queste due delle avventure più incredibili da vivere negli scavi archeologici di Pompei in occasione della XII Settimana della Cultura, la grande manifestazione promossa dal ministero per i Beni e le Attività Culturali che, tra il 16 e il 26 aprile, aprirà in tutta Italia le porte di 450 musei statali e monumenti dove il pubblico potrà accedere gratuitamente e scegliere tra tremila eventi, tra mostre, convegni, visite guidate, concerti, laboratori didattici. E non è un caso che il ministro Bondi abbia voluto che la conferenza di presentazione dell’evento si tenesse proprio a Pompei, uno dei siti archeologici più visitati del mondo. Un’occasione per fare un primo bilancio dei due anni di commissariamento dell’area, alla presenza del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, del direttore generale dei Beni Culturali Mario Resca, del commissario straordinario di Pompei Marcello Fiori. «Fu la stampa a sollevare il grido dall’allarme sulle condizioni in cui versava Pompei – ha premesso il ministro-. Noi abbiamo ascoltato, ci siamo assunti lenostre responsabilità, abbiamo lavorato con scrupolo e coscienza. E oggi vi presentiamo i risultati». Risultati di tutto rispetto, con cifre che parlano di un aumento dei visitatori del 15-20% negli ultimi due anni. «Pompei come modello di rinascita – spiega Resca – e come punto di partenza per una nuova campagna di promozione del patrimonio italiano», che per questa edizione della Settimana della Cultura è stata pensata particolarmente in grande. Le iniziative in programma sono: uno spot televisivo che sarà trasmesso nelle principali tv italiane e straniere; una campagna pubblicitaria che toccherà le stazioni ferroviarie, aeroporti, giornali; una free-press sugli eventi distribuita in mezzo milione di copie; iniziative nei campi di calcio. Tutto per dare la massima visibilità ai nostri beni culturali, la vera ricchezza del nostro Paese. La ripresa di Pompei, che sta invertendo il trend di scarsa manutenzione e calo dell’affluenza di visitatori registrato fino al 2008, è stato possibile grazie ad una iniezione di 79 milioni di euro in 18 mesi di spesa programmata. Quaranta milioni,di cui il 90% per la tutela e messa in sicurezza dell’area, sono stati già utilizzati; altri 39 saranno spesi entro il 10 giugno 2010 e rientrano nel nuovo programma recentemente approvato dal Mibac e dalla Regione Campania. Un investimento di risorse che ha consentito di progettare e realizzare nuovi restauri, di riaprire al pubblico nuovi siti, di risolvere il problema del randagismo. Fiori ha poi illustrato il progetto PompeiViva che prevede, tra i tanti eventi, nuove proposte per le famiglie, laboratori per i bambini, mostre, un archeo-restaurant per la valorizzazione dei prodotti locali, piste ciclabili, un sistema di illuminazione notturno, l’apertura al pubblico del Teatro Grande con un prestigioso cartellone di eventi in collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli e il Teatro Festival Italia. Il ministro Bondi, che ha chiesto a Fiori di prolungare il suo mandato (in scadenza a giugno) per un altro anno, ha ufficializzato un progetto al quale lavora da tempo: una nuova governance per Pompei. «Un’idea – spiega – che stiamo sottoponendo a banche italiane ed internazionali, e a grandi gruppi. Pompei è conosciuta in tutto il mondo – conclude il ministro – che non sarà difficile trovare qualcuno che voglia associarsi a noi». Il modello a cui si guarda è quello del Museo Egizio di Torino. Con un sogno, quello di trovare un mecenate come Packard che da tempo sostiene la vicina Ercolano con un sostanzioso contributo annuo. La proposta del ministro ha avuto il plauso del neo governatore Caldoro: «Nuovi sistemi di governance possono fare la differenza, creare attrattori di turismo di qualità armonizzando arte, cultura, bellezze naturali con il giusto coordinamento e la capacità di accoglienza necessari. Penso ad una governance che sappia dialogare – aggiunge Caldoro –, che non sia chiusa, che non sia soggetta a connotazioni politiche e punti piuttosto al bene della comunità campana».

Antonella Pitrelli

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