Perseguitati, arrestati, privati dei loro beni e della loro quotidianità, costretti a vivere in una gabbia a cielo aperto, circondati da muri e filo spinato, controllati da guardie armate. Gli ebrei polacchi conobbero l’orrore nazista ben prima della costruzione dei campi di concentramento: la loro persecuzione iniziò nei “ghetti”, quartieri recintati e separati dal resto della popolazione. In occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, è stata inaugurata a Roma presso il Complesso del Vittoriano la mostra “I ghetti nazisti”, che intende ripercorrere la storia dei ghetti nazisti in Polonia, dal 1939 al 1944: la loro istituzione, la vita quotidiana al loro interno, la fame, le malattie, la violenza, il lavoro coatto, le deportazioni, la resistenza. Un racconto fatto attraverso giornali, fotografie, documenti e filmati, provenienti da istituzioni pubbliche e private e musei e archivi internazionali. Quando alla fine del 1941 nell’Europa orientale iniziavano le uccisioni di massa e le deportazioni nei campi di sterminio, gli oltre tre milioni di ebrei polacchi avevano già vissuto più di due anni di persecuzioni, deportati da una città all’altra, costretti a vivere nei “ghetti”, sottoposti al lavoro forzato, privati delle loro proprietà, umiliati. Prima dello sterminio, i nazisti vollero separare gli ebrei dal resto della società, negando loro diritti e assistenza, lasciandoli nell’indigenza, costringendoli alla promiscuità, alla fame, alla mancanza di igiene, alle malattie. I persecutori filmarono e fotografarono questa tragica realtà, fatta di volti provati dalla sofferenza, uomini ridotti in schiavitù, cadaveri abbandonati per strada, per utilizzarli a fini di propaganda, per dimostrare la presunta “inferiorità razziale” degli ebrei. L’esposizione ripercorre proprio questi eventi, la storia dei ghetti nazisti in Polonia, dal 1939 al 1944: la loro istituzione, la vita quotidiana al loro interno, la fame, le malattie, la violenza, il lavoro coatto, le deportazioni, la resistenza, le esecuzioni finali. Il viaggio in uno dei periodi storici più tragici del Novecento prende le mosse dall’occupazione tedesca  della Polonia, con le prime espulsioni degli ebrei, fino ad arrivare all’istituzione dei ghetti, come quello di Varsavia e Cracovia. Foto, filmati, testimonianze, diari, permettono di conoscere come si svolgeva la vita in questi micro-cosmi, dove, nonostante le limitazioni e malattie, fame e distruzioni, maltrattamenti e uccisioni, gli ebrei trovino lo spazio per una vita religiosa, sociale e culturale e cerchino di condurre una vita “normale” anche trasgredendo agli ordini dei nazisti. Desta amara impressione il caso di “Theresienstadt”, la città ideale, a 60 chilometri da Praga,  costruita per gli ebrei da Hitler, il quale voleva dimostrare che durante la guerra essi potevano vivere tranquillamente, anzi erano dei privilegiati. Con l’invasione dell’Unione Sovietica iniziano in maniera massiccia le fucilazioni di massa e le deportazioni nei campi di concentramento. Il mondo intero verrà a conoscenza dei delitti in corso, notizie dell’istituzione dei ghetti e delle violenze verso gli ebrei raggiungono infatti sia gli Alleati che l’Italia. Una storia tragica che ha visto protagonisti non solo la folle crudeltà dei persecutori, ma anche di tanti uomini coraggiosi, che hanno offerto il loro aiuto agli ebrei, anche a rischio della propria vita, basti pensare all’industriale tedesco Schindler che salvò molti operai ebrei della sua fabbrica (la sua storia è narrata nel film Schindler’s List di Steven Spielberg). Per non dimenticare.

Antonella Pitrelli