Abbiamo chiesto al Presidente della rete di imprese Only Italia, On. Irene Pivetti, quale ruolo pensa possano avere gli Istituti di Cultura per la promozione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, anche all’estero?

IP. Rappresentano un patrimonio inestimabile per l’Italia e l’Europa. Credo che oggi sia di fondamentale importanza sostenere la collaborazione tra gli Istituti, una cabina di regia unica che elabori una strategia condivisa, una visione nuova, moderna del loro ruolo. Gli Istituti di Cultura hanno svolto, e continueranno a farlo, un lavoro prezioso per la conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Oggi è necessario fare tutti insieme un ulteriore passo in avanti, per raccogliere e vincere le sfide che il futuro ci propone (e impone). Mi piacerebbe poter pensare agli Istituti come delle vere e proprie “imprese culturali”, i cui prodotti sono arte, cultura, storia, scienza, identità, memoria, insomma tutto il nostro inestimabile patrimonio culturale.

Sappiamo che una impresa che vuole crescere deve investire su innovazione, internazionalizzazione e avere ben presente il valore, anche economico, definito e negoziabile, delle proprie attività. Parlo di “valore economico” della cultura, del nostro patrimonio culturale, perché questo deve renderci consapevoli che abbiamo un bene molto prezioso, che abbiamo custodito, preservato, ma che ora va anche capitalizzato. Penso ad esempio alla possibilità di raccogliere l’enorme ricchezza custodita dagli istituti, dalle imprese e dagli enti culturali italiani, in progetti mirati che possano attrarre investimenti, anche dall’estero, sulla cultura. Esportare e diffondere la cultura non significa banalizzarla, né tantomeno tradirla o svilirla, ma è al contrario la strada più giusta e promettente per rilanciarne la vitalità e aprirle nuovi sbocchi creativi inattesi.

Il patrimonio culturale italiano è una risorsa da far valere sul piano europeo e internazionale, con quali strategie?

IP. Le parlo della mia esperienza. Come ho spiegato nella risposta precedente, parto dalla convinzione che il nostro patrimonio culturale ha un suo valore economico. Convinta di questo, ho creato in questi anni una piattaforma di scambio commerciale tra l’Italia e la Cina, per portare il meglio della nostra produzione in quel mercato. La piattaforma si chiama Only Italia. Sin da subito decidemmo di fare della cultura italiana ed europea il vero traino dell’operazione, riservando all’offerta culturale e di intrattenimento almeno lo stesso spazio e gli stessi investimenti che riserviamo al commercio dei prodotti. Oggi, dopo anni di lavoro e di esperienza, alla vigilia dell’apertura della prima catena di department store interamente italiana, siamo orgogliosi di dire che era la scelta giusta, perché questo è ciò che ci rende veramente unici ed inimitabili.

Quali argomenti usare in risposta a chi considera la cultura una spesa superflua.

IP. Come ci insegnano gli ominidi del Paleolitico, per coprirsi dal freddo le pelli degli animali uccisi sono più che sufficienti, e per nutrirsi le radici e le bacche vanno benissimo. Il primo uomo che cucinò una bistecca sul suo falò invece di mangiare carne cruda scoprì che la sua vita poteva migliorare. Da allora è stato chiaro quasi a tutti che investire in cultura vale sempre la pena. Agli altri consiglio, per coerenza, di tornare alle caverne.

L’Expo è ancora un’occasione importante, come coglierla?

IP. Che fine farà l’Expo oggi preferiamo non saperlo, ci spaventano francamente i ritardi nella costruzione, e i ripetuti scandali, con relativi blocchi della Magistratura. Ci spaventano perché guardiamo l’Expo con gli occhi dei nostri amici cinesi, arabi, sudamericani, che si aspettano da noi una splendida vetrina, all’altezza della nostra reputazione, e di fronte a queste cose non sanno più cosa pensare di noi, non riescono più a stimarci. Troppo spesso consideriamo questi popoli con il sussiego di chi si sente figlio di un più nobile lignaggio, che ha espresso le migliori menti creative dell’umanità. Ma proprio perché abbiamo ricevuto questa eredità siamo più responsabili di chiunque altro di tenerla in valore. Il fatto che, con sciatteria, ci adattiamo a vivere di rendita, fa di noi degli squallidi nobili decaduti, cattivo esempio per sé e per gli altri.

Da molto tempo si parla di incentivi fiscali per il sostegno alla cultura da parte dei privati, sinora si è però visto poco di concreto. Quali le sue proposte ?

IP. Certamente lo Stato ha una importante responsabilità non solo per il destinare risorse tropo scarse alla cura e promozione del patrimonio culturale da parte dei soggetti pubblici, ma anche per la scarsità di mezzi che lascia a disposizione dei privati per valorizzare con proprie risorse il patrimonio culturale. Incentivi fiscali modesti, molti vincoli burocratici, disincentivano ogni forma di mecenatismo, classico e moderno. Tuttavia questo non può valere come alibi assoluto nei confronti delle imprese e di chi dispone di capitali. L’investimento in cultura è comunque un investimento che, con intelligenza e amore, può rendere bene anche dal punto di vista imprenditoriale. Una certa chiamata alla responsabilità dunque a mio parere è opportuno anche nei confronti degli imprenditori, che devono imparare a promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale sia all’interno delle proprie politiche di responsabilità sociale, sia come attività lucrativa in quanto tale.

a cura di Antonella Pitrelli

 

Per avere maggiori informazioni e approfondire l’argomento visita il sito dell’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane

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