Una grande mostra dedicata alla Moda per il Teatro, una contaminazione tra linguaggi che negli anni ha dato vita a bellissime creazioni, rimaste nella storia del costume. L’esposizione Il Teatro alla Moda. Costume di scena. Grandi stilisti, curata da Massimiliano Capella, è l’occasione imperdibile per ammirare circa cento costumi originali, creati per famosissime rappresentazioni teatrali, operistiche e di danza, da alcuni tra i più importanti stilisti italiani, come Gianni Versace, Roberto Capucci, Emanuel Ungaro, Fendi, Missoni, Giorgio Armani, Antonio Marras, Romeo Gigli, Alberta Ferretti, Valentino, Enrico Coveri. Abiti incredibili, esposti insieme a bozzetti, figurini e a rari documentari video dei relativi spettacoli, per ripercorrere tutto il processo creativo che ha portato alla realizzazione di costumi di scena, ammirati oggi come ieri per quelle che sono, vere opere d’arte. Il titolo è un omaggio al testo Il Teatro alla Moda di Benedetto Marcello, scritto umoristico sul teatro lirico, apparso nel 1720. Ma dovranno passare altri due secoli per assistere all’intreccio tra mondi e linguaggi diversi dell’arte: dalla pittura alla scultura, dall’architettura al design, dal gesto teatrale al canto e alla danza. Il teatro rappresenta uno dei luoghi privilegiati di tale innovazione. L’alta moda salirà sul palcoscenico già nell’Ottocento con Worth, Poiret e, soprattutto, nel 1924 quando Coco Chanel, su invito di Sergej Pavlovich Diaghilev, disegna i costumi per Le Train Bleu, di Cocteau. Dopo questo importante debutto, il legame proficuo tra Moda e Teatro si rafforza nel corso di tutto il Novecento e, a partire dai primi anni Ottanta nei cartelloni delle più prestigiose compagnie d’opera e balletto compaiono i nomi dei maggiori stilisti italiani, le cui straordinarie creazioni si possono oggi ammirare nel percorso dell’esposizione romana, divisa in otto sezioni. La prima sezione, intitolata Moda,Teatro e Grandi interpreti, espone vestiti realizzati dai grandi nomi della moda italiana per le star internazionali del teatro, come Luciano Pavarotti, Montserrat Caballè, Katia Ricciarelli, Cecilia Gasdia, Raina Kabaivanka, Carla Fracci, e molti altri. Tra i costumi più ammirati quello in raso nero di Gianni Versace, creato per Dame Kirite Kanava, interprete della Contessa nel Capriccio di Strauss: un trionfo di cristalli policromi che formano motivi ispirati alle geometrie della pittrice Sonia Delaunay. Il percorso prosegue nella sezione dedicata interamente al rapporto delle sorelle Fendi con la lirica. L’eleganza delle griffe, fatta anche di un mix inedito di dettagli innovativi e tradizione, incontra l’opera in tantissime produzioni, da Verdi a Mozart, da Puccini a Bizet. Tra le loro creazioni più importanti, il magnifico manto in pelliccia rosa color cipria, realizzato nel 1984 e indossato da Raina Kabaivanska per la Traviata di Mauro Bolognini, e la rilettura moderna e dal forte impatto cromatico dei costumi per la Carmen di Bizet, in scena all’Arena di Verona nel 1986. Nella sala Missoni. Dalle nebbie di Scozia alla luce di Africa, è possibile ammirare le incursioni della casa di moda nell’opera così come negli eventi per il grande pubblico di massa. Dai costumi realizzati per Lucia di Lammermoor di Donizetti, in scena nel 1983 al Teatro alla Scala, alle creazioni per l’happening Africa, ideato per i mondiali di Italia ’90, costumi in cui elementi e geometriche tipiche delle culture africane dei Masai, del Mali, del Chad, si fondono con l’arte più colta, ispirata a Klee. La parte dedicata a Roberto Capucci e le primedonne del belcanto è una tra le più affascinanti, grazie alla indiscutibile bellezza e teatralità delle sue creazioni. Delle vere sculture dal grande impatto visivo, basti pensare ai costumi per il suo debutto nell’opera all’Arena di Verona, nel 1986, 500 metri di taffetas bianco, argento e ghiaccio, utilizzati per i 12 costumi delle vestali in sfilata solenne sulle note di Casta Diva, un omaggio a Maria Callas. Tutte le primedonne del belcanto vestiranno Capucci, il quale crea per ognuna, dalla Kabaivanska alla Ricciarelli, abiti plasmati sul loro carattere, oltre che sul repertorio. Anche Armani si cimenta nell’opera, ma suo terreno d’elezione sono la danza e il musical, com’è dimostrato dai costumi per Bernstein Dances di Neumeier, per Tosca Amore Disperato di Lucio Dalla, liberamente ispirata all’opera di Giacomo Puccini, e soprattutto dalla spettacolare Bata de Cola, la “gonna per flamenco” indossata dal ballerino spagnolo Joaquin Cortes, un lunghissimo strascico nero, spettacolare, esposto per la prima volta in Italia. Le suggestioni, il mistero e la magia del testo shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate, ambientato dal regista Ronconi in un bosco-città moderno, ispirano ad Antonio Marras (siamo nella sezione Marras da Sogno) la strada della fusione tra antico e contemporaneo,  dove protagonisti sono fate in tulle scuro ed elfi in stile dark-vittoriano, tra applicazioni metalliche e paillettes. Nella penultima sezione, Il Made in Italy diventa teatro, è dedicata agli stilisti che, pur non collaborando in modo continuativo con il teatro, si sono impegnati in singole produzioni, con grande successo. Come nel caso di Romeo Gigli che disegna nel 1995 i costumi per Die Zauberflöte di Mozart al Teatro Regio di Parma, o Alberta Ferretti, che nel 2001 disegna 490 costumi di scena (di cui cinque magnifici esempi in mostra) per la Carmen di Bizet alle Terme di Caracalla a Roma, dove reinventa una Spagna essenziale, tutta giocata sui colori bianco, rosso e nero. Enrico Coveri ci proietta in un set cinematografico in stile Anni Venti, tra art déco, cultura del jazz e del charleston, anni rievocati nei suoi costumi per i protagonisti di Il Grande Gatsby, andato in scena nel 2000 al Teatro alla Scala. Ma non poteva mancare un grandissimo protagonista della moda italiana, Valentino, il quale ha creato i costumi per l’opera contemporanea in due atti The Dream of Valentino, presentata nel 1994 in prima mondiale al Kennedy Center di Washington. La storia dell’attore Rodolfo Valentino, ripercorsa nella sua fase americana, tra il 1913 e il 1926, con creazioni che spaziano dalla rievocazione dello stile settecentesca, al modello da gaucho per la citazione del film Sangue e Arena, agli abiti femminili ispirati alle linee della moda degli anni Venti. La mostra termina con un omaggio a Gianni Versace e alle sue numerosissime collaborazioni con la danza e il teatro. “Il teatro è il mio vero amore…” così affermava lo stilista, infatti il teatro per la maison è un impegno continuo, non estemporanea incursione. Versace collabora con Maurice Béjart, Bob Wilson, Roland Petit, John Cox, William Forsythe e Twyla Tharp, realizzando costumi in cui reinventa il passato in maniera assolutamente libera e contemporanea. In questa sala sono riuniti capolavori come i costumi per il balletto Josephlegende di Richard Strauss (Teatro alla Scala nel 1982),  per il Don Pasquale di Gaetano Donizetti (1984), per il balletto Dionysos di Bèjart, per la Salomé di Strauss, messa in scena da Bob Wilson al Teatro alla Scala di Milano, per citarne alcuni.

Antonella Pitrelli

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