La danza mediterranea per eccellenza sul palcoscenico di Taormina Arte che ha ospitato lo spettacolo Pasion Flamenca dedicato al “sognatore” Don Quijote, con la Compagnia Flamenca di Josè Moro.

Un titolo tutto spagnolo espresso dalla forza e sensualità del flamenco, interpretato da Josè Moro, danzatore e coreaografo per le più importanti compagnie spagnole ma anche uno dei migliori ballerini di flamenco dei nostri giorni.

Porta un nome spagnolo e della Spagna ha assorbito l’anima ma Josè Moro è di origine veneziana, un talento precoce che a soli sette anni lavorava già nel mondo della danza come mimo ballerino, esibendosi in teatri italiani del calibro della Fenice di Venezia e La Scala di Milano. Da adolescente si trasferisce in Spagna perfezionandosi nelle più importanti accademie flamenche di Jerez de la Frontera e, successivamente, di Madrid.

Figlio del grande coreografo Giuseppe Carbone e della prima ballerina Iride Sauri, non meraviglia che a soli ventisette anni Moro possa vantare una compagna internazionale che porta il suo nome e con la quale compie tournée in tutto il mondo.

Recentemente vincitore del Premio Positano per l’Arte della Danza, il danzatore è tornato in Italia con un nuovo spettacolo, riassunto nel titolo Pasion Flamenca ma che in realtà è un autentico omaggio al mito di Don Quijote “il sognatore”, accompagnato da artisti di fama mondiale: al ballo Raquel Lamadrid, Josè Merino, Marta Roverato, Gaia Garban, Josè Manuel Polonio e Fran Bas, accompagnati all’orchestra da Jorge Rodriguez, Karo Sampela e Ricky Gonzales.

L’inizio dello spettacolo è immerso in una sala-ballo dove i danzatori si esibiscono con i musicisti direttamente in scena. Entra Josè, amante del flamenco, ma in veste di addetto alle pulizie che, giunto in anticipo, vede ballare la compagnia durante le prove del loro prossimo spettacolo. Il suo corpo viene travolto da mille emozioni ma l’incanto di quel momento termina con la fine della prova e ricomincia la routine di sempre: spazzare e lavare. Ma l’amore per il ballo è troppo forte: mentre lavora la sua passione esce dal suo cuore e si trasforma in una danza liberatoria, dove gli unici protagonisti sono lui stesso, la sua musica e il suo flamenco. Ad un tratto Josè si accorge di un libro dimenticato a terra, si avvicina e senza pensare lo apre…inizia un sogno colmo di storie di cavalieri, di avventure fantastiche, di incantesimi, di stregonerie e dell’amore per la principessa Dulcinea del Toboso (interpretata da Raquel Lamadrid). Conosce il suo fedele Sancho Panza (Josè Merino), crede di vedere la sua amata in mezzo ad un gruppo di contadine, lotta contro dei giganti che sono in realtà dei mulini a vento, si innamora di una statua della Vergine Maria che cerca di portare via con sé, avendola scambiata ancora una volta per il suo amore, finchè Sancho, stanco delle avventure folli e di promesse incompiute, decide di andarsene, abbandonandolo alla sua pazzia, generatrice degli oscuri mostri che lo porteranno ad una tragica fine. E lo spettacolosi fa sempre più coinvolgente, la danza contemporaneasi fonde con il flamenco nell’originalissima contaminazione creata da Josè Moro. La coreografia permette di comprendere il passaggio tra i sogni di Don Quijote e la dura realtà, ilmovimento rapido dei piedi è più  esplicito di un dialogo verbale. Nel finale la lotta contro le forze del male o nemici immaginari è impressionante e il protagonista, dalla figura quasi ascetica, diventa realmente Don Quijote, un personaggio tragico destinato alla sconfitta.

Applausi dal pubblico, che ha risposto con entusiasmo ad un’esibizione dai ritmi travolgenti, tra danza e musica, realtà e illusione.

Antonella Pitrelli

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