Allontanandoci dalla città antica di Roma, percorriamo verso nord  la statale Aurelia lungo la costa, e giungiamo  al Castello di Santa Severa, luogo di grande interesse storico e archeologico, costruito nel Medioevo, sui resti dell’antica città, prima etrusca e poi romana, di Pyrgi. Qui venne fondato uno dei più importanti porti del Mare Tirreno, vitale anche per l’Impero Romano. Qui, nella città di Marinella, è stato creato il Museo del Mare e della Navigazione Antica. «In questa incantevole cornice del castello di Santa Severa si è voluto costruire un Museo dedicato al mare e alla navigazione antica, per illustrare ai visitatori la vita di chi anticamente viveva sul mare e per il mare, un mondo affascinante che abbiamo ricostruito, fin dalle origini», spiega il direttore Flavio Enei. Il museo, che conserva le testimonianza archeologiche provenienti dai fondali del litorale cerite (da Caere, antico nome etrusco dell’odierna Cerveteri), con particolare riferimento al porto di Pyrgi, è fornito di laboratori didattici, di una videtoteca e di una biblioteca di circa 400 volumi, con testi riguardanti la storia, la topografia e l’archeologia del territorio, l’archeologia subacquea e navale. Pyrgi si trovava su un promotorio teso verso il mare, adatto alla portualità, incastonato in una natura lussureggiante: un posto ideale, abitato fin dalla preistoria, che diventò un grande porto, aperto ai rapporti commerciali del Mediterraneo con greci e fenici. L’archeologia subacquea ci permette oggi il recupero di importanti informazione sulla vita delle genti di mare: anfore per trasportare olio, cereali, relitti di navi, reperti provenienti da ogni parte del mondo. Le navi di Pyrgi navigarono infatti nel Mediterraneo e nei grandi Oceani, alla ricerca di mercati e materie prime. Nel corso dei secoli innumerevoli furono le spedizioni alla ricerca di nuove terre, in Africa, in Nord Europa, fino in Brasile. Nei primi decenni del III secolo a.C. iniziò la romanizzazione del litorale cerite, la stessa Pyrgi rientrò sotto il controllo romano, diventandone importante colonia marittima, la cui fortezza venne posta a controllo della costa, del porto e degli interessi commerciali e strategici gravitanti su quell’area. Il reperto forse più eccezionale del Museo è la macchina idraulica che serviva per espellere dalle navi le acque di infiltrazione, ricostruita in base allo studio di circa 60 relitti di navi romane trovate nel Mediterraneo. Una delle realizzazioni più importanti che il museo ha messo in campo per la ricostruzione delle tecnologie antiche applicate alla navigazione, un lavoro che ha richiesto più di un anno di studi ma che oggi ci permette di vedere una vera macchina dell’antichità, che funziona perfettamente. Suggestiva la ricostruzione della vita dei marinai all’interno delle navi: in una sala è possibile ammirare il plastico della stiva di una imbarcazione travolta dall’arrivo di una tempesta, gli effetti sonori rendono l’idea di viaggi a volte molto rischiosi, spesso finiti in naufragio. E’ interessante ricordare che gli stessi romani, futuri dominatori del Mare Mediterraneo, tanto da chiamarlo Mare Nostrum, all’origine non erano un popolo di mare ma, assai pratici, capirono ben presto che il loro futuro dipendeva dalla capacità di navigare, perché solo il commercio marittimo poteva far giungere a Roma tutto il grano e le merci necessarie per la città. All’inizio utilizzarono le navi messe a punto dai predecessori etruschi e greci, popoli che assoggettarono, ma ben presto addestrarono un grande equipaggio e si dotarono di grandi navi, tanto da sconfiggere tutte le altre potenze marittime. Il museo dell’antica Pyrgi ci racconta questa e tante altre storie, e chissà quanti altri segreti potranno in futuro svelarci i suoi fondali..

Antonella Pitrelli

 

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