A cinquant’anni dalla scomparsa, una mostra al Vittoriano di Roma celebra Fausto Coppi. Il Campionissimo, uno protagonisti più importanti dello sport italiano del Novecento. L’esposizione racconta le varie tappe della vita dell’Airone delle Dolomiti, così come venne soprannominato, un’esistenza intensa, costellata da sacrificio, da grandi successi e altrettanto grandi sofferenze. Coppi era di umili origini, nacque in Piemonte il 15 settembre 1919 da una famiglia contadina, ma seppe ribaltare completamente il suo destino, grazie ad un indiscutibile talento e a tanta determinazione, conquistando grandissimi risultati, con riconoscimenti nazionali e internazionali. A misurare la caratura della personalità di Coppi, basti pensare che la sua fama andò ben oltre l’ambito sportivo: riuscì a suscitare anche l’interesse del mondo culturale di allora, da Anna Maria Ortese a Dino Buzzati a Curzio Malaparte, a diventare protagonista di programmi televisivi molto amati come Il Canzoniere, il grande Totò lo volle in un suo film, Totò al Giro d’Italia del 1948. Il percorso espositivo racconta Coppi attraverso cimeli, biciclette, le maglie rosa e iridate, filmati d’epoca, giornali, lettere dei tifosi, fotografie, oggetti appartenuti a lui e alle persone che gli furono vicine, come Giulia Occhini, detta la Dama Bianca. Un apparato documentale che ci racconta la storia di Coppi ma anche di un’intera epoca, di un Italia che è costretta ad entrare in guerra e che, terminato il conflitto, vuole tornare a vivere, a sognare. E a correre, come fece Coppi. Nella I sezione, Gli esordi, che va dal 1919 al 1939, troviamo il giovane Fausto in sella alla sua prima bici per le strade di Castellania, suo paese d’origine, e Tortona, dove iniziò la sua carriera sportiva vera e propria. Protagonisti di questa fase i familiari, gli amici e gli abitanti dei due piccoli paesi, a cui Coppi rimarrà sempre legato. Seguono gli anni delle prime grandi vittorie, quelle che, come il Giro d’Italia del 1940, impongono Fausto all’attenzione degli sportivi. Ma questi sono anche gli anni della Seconda Guerra mondiale, e Coppi, come tutti gli italiani di allora, venne chiamato alle armi. Riuscirà a ritornare a casa, dopo essere stato prigioniero degli inglesi in Africa Orientale. La sezione All’indomani della Guerra, racconta proprio il periodo compreso tra il 1946 e il 1948: anni importantissimi, in cui il campione si sposò Bruna Ciampolini, dalla quale nello stesso anno ha la figlia Marina, e in cui collezionò una serie di grandi vittorie, documentate da riviste, biciclette, maglie e vari cimeli, quotidiani e fotografie. Dalla Milano-Sanremo vinta nel ‘46 alla doppia vittoria (Giro d’Italia e Tour de France) del ‘49, passando per la terza maglia rosa conquistata, nel ’47. Uno spazio importante è dedicato anche a tutti coloro che sono stati al suo fianco, come la squadra, i gregari, gli assistenti, con i quali condivideva allenamenti, gare, vittorie, momenti di difficoltà e di svago. Un secondo spazio di approfondimento, inoltre, viene dedicato al rapporto di Coppi con i grandi avversari, primo tra tutti quello con Gino Bartali – iniziato nel ’40 -, su cui tanto si scrisse, tanto che l’Italia si divise tra coppiani e bartaliani. La vita di Coppi fu piena di gioie e successi, ma anche di grandi dolori. Questi sono l’argomento della parte dell’esposizione intitolata Dalla gloria allo sconforto, anni, quelli dal 1950 al 1955, in cui vinse molto ma soffrì enormemente. L’Airone infatti conquistò nuovamente la maglia rosa (nel 1952 e nel 1953), quella tricolore (nel 1955, dopo le tre vinte negli anni Quaranta), quella gialla (nel 1952) e, nel 1953, quella iridata di campione del mondo, oltre a collezionare numerose altre vittorie; ma nel 1951 viene colpito da un lutto dolorosissimo, quello per la morte del fratello Serse, che gli creò molte difficoltà anche nelle gare, costringendolo a fermarsi o ritirarsi più volte dalle competizioni. Ma altre problemi personali afflissero Coppi in questi anni, a causa del suo rapporto, considerato in quegli anni scandaloso, con Giulia Occhini, chiamata la Dama bianca, di cui sono esposti in mostra alcuni oggetti personali. Questa relazione costò alla coppia nel ’55 una condanna con accusa di adulterio, essendo entrambi sposati. Un’esistenza intensa, come è sempre quella delle personalità grandi e generose, che si concluse prematuramente e in maniera tragica: nel dicembre del 1959, partito per l’Africa per partecipare a delle battute di caccia, altra passione della sua vita, Coppi contrae la malaria,che lo porterà alla morte nel giro di poco tempo, nel gennaio del 1960. Negli ultimi anni stava lavorando ad un progetto a cui teneva molto, mettere su una squadra, la San Pellegrino, da dirigere insieme all’avversario e amico di sempre, Gino Bartali. Quasi uno scherzo del destino.

Antonella Pitrelli

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