E’ possibile rendere il carcere qualcosa di più di un semplice luogo di punizione? E’ possibile dare ai detenuti un’opportunità per redimersi, o comunque per recuperare un’”umanità” forse perduta in passato? Sono ormai diversi i carceri in Italia in cui si portano avanti progetti di reinserimento sociale o di formazione per i reclusi, tra i più interessanti questa iniziativa del carcere di massima sicurezza di Opera a Milano, il più grande d’Europa. Sono 14 detenuti, per la maggior parte ergastolani con reati di criminalità organizzata alle spalle, i protagonisti di “La luna sulla capitale”, un musical finora rappresentato solo all’interno della casa di reclusione, nell’ambito delle attività del laboratorio teatrale, e che approda per una sera al Teatro degli Arcimboldi di Milano. «Una volta era il cantante, l’attore, la compagnia della parrocchia. Venivano in carcere a distrarre i detenuti per qualche ora. La sfida sta nell’invertire il flusso: abbiamo proposto un’iniziativa aperta a tutti, anche per chi in carcere non è mai entrato – spiega Giacinto Siciliano, direttore del penitenziario -. Bisogna dare dignità e senso al carcere con il lavoro e con attività come queste, dovendo gestire lunghe detenzioni”. Lo spettacolo sarà in scena il 9 maggio, in una serata aperta al pubblico con finalità di beneficenza. A curare la regia del musical, che racconta la storia a lieto fine di un giovane spazzacamino, è la regista IsaBeau, impegnata dal 2007 con laboratori teatrali ad Opera. «La cosa più difficile per i detenuti è curare i movimenti perché sono abituati a stare in spazi molto ristretti – ha spiegato -. In questo momento si trovano agli Arcimboldi, per l’unica giornata di prove, e devono familiarizzare con l’ampiezza della sala perchè i loro occhi non riescono più a guardarla». I detenuti sono affiancati, in scena, da sei attori esterni, fra cui qualche donna, visto che Opera è un carcere maschile. L’età è compresa fra i 25 e i 50 anni, sono tutti italiani e nella maggior parte vengono dal napoletano. Il musical è sostenuto dalla Regione e dal Comune di Milano: secondo l’assessore allo sport e tempo libero del Comune Alan Rizzi «gli ergastolani possono dare un messaggio alle nuove generazioni ed è come se i detenuti di Guantanamo uscissero per un giorno». «Il contatto col mondo esterno è fondamentale – conclude Siciliano -, il carcere non deve limitarsi a chiedere, ma deve diventare uno degli attori positivi del sociale».

Antonella Pitrelli

Tags: