Ci hanno tacciato di essere facinorosi. Pazzi. Gente che non ha nulla da perdere. Adesso che tutto è riuscito battono le mani e plaudono ai “giovani eroi. In verità, abbiam vissuto fatti che sembrano usciti dalla fantasia di un romanziere…”, così raccontava uno dei giovani protagonisti della spedizione dei Mille, a ricordarci oggi, a 150 anni dall’Unità di Italia, quanto fu decisivo l’apporto delle nuove generazioni nel processo di unificazione della nostra penisola.
Un apporto poco evidenziato, quando non dimenticato, dalla Grande Storia e dai libri di scuola, che in verità spesso hanno ridotto il Risorgimento a pochi grandissimi personaggi, da Cavour a Garibaldi, di fatto non permettendo ai più giovani una comprensione approfondita di questo decisivo periodo della nostra Storia. L’Italia del diciannovesimo secolo fu teatro di guerra e di passione politica, di sacrificio e di amore per la Patria, e i protagonisti furono giovani uomini e giovani donne, spesso neanche ventenni, provenienti da tutta la Penisola e di ogni ceto sociale che, in virtù di un sogno comune, l’Italia unita, dedicarono la loro giovinezza e la loro vita alla realizzazione di questo obiettivo.
La mostra “Gioventù Ribelle – L’Italia del Risorgimento”, inauguratasi alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e del Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, ha il grande merito di voler riparare a questo “torto” e di testimoniare come le idee e le gesta di alcuni giovani protagonisti del nostro Risorgimento – da Goffredo Mameli a Luciano Manara, da Ippolito Nievo a Nino Bixio – riescano a parlare ancora oggi alle nuove generazioni, combinando l’uso di nuove tecnologie, interazioni video, filmati, con cimeli originali, quadri, incisioni, e vere e proprie “reliquie” laiche.
La mostra rientra nel programma più ampio di “Gioventù Ribelle”, dedicato alle iniziative per il 150esimo anniversario delle Unità d’Italia. L’evento, realizzato in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Unità tecnica di Missione per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia e l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Museo Centrale del Risorgimento, è un tributo alla generazione che 150 anni fa si fece levatrice del sogno di unità nazionale, si snoda attraverso molteplici iniziative che si svolgeranno dal novembre 2010 al dicembre 2011 lungo l’intero territorio italiano, con l’obiettivo primario di coinvolgere i giovani di oggi in un viaggio appassionante nella memoria ma anche ricco di suggestioni per valorizzare il proprio presente.
Il percorso della mostra ci guida attraverso le storie di personaggi molto diversi tra di loro, che provenivano da tutte le regioni d’Italia ed avevano alle spalle vissuti molto diversi tra di loro, ma che hanno condiviso, nonostante le differenze sociali, culturali e politiche uno slancio comune. Da Carlo Pisacane a Luciano Manara, da Maria Sofia di Borbone a Ippolito Nievo, dalla Contessa di Castiglione ai fratelli Bandiera, tutti questi “giovani ribelli” ci parlano attraverso le loro biografie, testi audio, immagini, brani dei loro scritti, cimeli originali d’epoca, video interattivi e filmati, ma anche quadri e incisioni, restituendoci un Risorgimento fatto di manifestazioni di piazza, libelli e giornali clandestini, vite precarie, viaggi avventurosi, anni di intensa ricerca, di inquietudini ed irrequietezza moderna.
Tra di loro moltissimi giovani, poco più che ventenni, che non esitarono a scendere in piazza e a combattere sulle barricate del ‘48 o alla difesa della Repubblica Romana, rischiando la vita e, spesso, trovando la morte: basta scorrere gli elenchi dei partecipanti all’impresa dei Mille o passare in rassegna i nomi dei difensori della Repubblica Romana del 1849. Il percorso inizia con Goffredo Mameli, che compose il nostro inno all’età di venti anni, per poi morire di lì a poco mentre difendeva la Repubblica Romana nel 1849, e via via continua in un percorso di suoni, musica, parole, immagini, che raccontano storie diverse ma in fondo uguali, in quanto affresco di una generazione, ed è questo uno degli aspetti forse più importanti, perché ci permette di leggere queste singole vicende come frutto di un comune sentire, forse impossibile da reprimere «Quando l’ora di insorgere è realmente venuta, la rivoluzione scoppia da sé», scriveva Daniele Manin, e ancora «E’ giunto finalmente il giorno in cui la patria deve riconoscere quanto valgono i suoi figli, in cui ogni italiano dev’essere un eroe o morire dal rossore» (Luciano Manara).
Negli anni tormentati del nostro Risorgimento molte sono state le donne che hanno dato il loro contributo al raggiungimento dell’indipendenza italiana, al fianco di ben più illustri personaggi della nostra storia. Incontriamo così figure tanto diverse quanto egualmente forti e coraggiose: da Adelaide Bono, madre dei fratelli Cairoli, che vide morire quattro dei suoi cinque figli nelle battaglie per l’Italia; a Colomba Antonietti, che si tagliò i capelli e si vestì da ufficiale per combattere accanto al marito, perdendo la vita nel 1849 nella difesa della Repubblica Romana; a Maria Sofia di Borbone, che Marcel Proust definì “la regina soldato sui bastioni di Gaeta”; alla bellissima Virginia Oldoini, nota come la Contessa di Castiglione, la donna che Cavour inviò a Parigi con la missione di far innamorare Napoleone III, per indurlo a stringere un’alleanza con l’Italia contro gli austriaci, una donna che, accanto a questo uso “politico” della sua bellezza, lascia scorgere nei suoi scritti uno spirito irrequieto e ribelle «…mi sono sempre spostata…indipendente sempre». I pensieri di tutti questi protagonisti riuscirono comunque, anche nel caso in cui le loro imprese furono destinate al fallimento, ad imprimere dei segni profondi nella vita della nostra Nazione. Questa passionalità era stata preparata dalla diffusione della cultura filosofica e letteraria dell’illuminismo prima e del Romanticismo poi, che aveva fatto crescere un nuovo modo di intendere l’uomo e la vita collettiva.
Va riconosciuto alla mostra Gioventù Ribelle di non essere una rievocazione puramente retorica: l’augurio è che riesca a vincere la sua sfida più ambiziosa, entrare in sintonia con le nuove generazioni, creare un ideale ponte con quella generazione di giovani che “fecero l’Italia”, al fine di conoscere meglio la nostra storia ricca di sfumature, cha va valorizzata «senza complessi e senza cedimenti – afferma il Presidente Napolitano – proprio come altri Paesi che sono più attenti del nostro a non deprimere il loro patrimonio storico».

Antonella Pitrelli

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